Said

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Sono un granello di sabbia.
Scendo in caduta libera dentro la clessidra del mio tempo.
Veloce come il tempo del mondo.
Forse non basterà tutta la sabbia del Sahara.
È giunta l’ora di capovolgere questo pianeta.
Abbiamo sbagliato qualcosa.
Ti chiedo scusa.
A te che eri nomade.
Scusa per questa terra secca e dura.
Scusa perché ti chiamiamo digitale.
Tu che conosci davvero le impronte.
Grazie.
Grazie per la possibilità di camminare su queste sponde.
Per darci il permesso di rovinare le creste della Terra.
Per il tempo di un soffio di vento.
Per il tempo del nostro passaggio.
Sono un granello di sabbia.
Quella stella che ho visto.
Unica delle notti di luna piena
Sono lo spazio infinito tra il mio passo e il tuo, marinaio del deserto.
Conosci la via che hai imparato dalla vita.
Che sai leggere dalla terra e dal cielo.
Cos’ho imparato io?
Che non trovo nemmeno quella di casa?
So soltanto seguire una scia di passi.
E lo chiamo sentiero.
Sei tu il mio sentiero.
Sei quella riga di un bastone che striscia.
Come la zampa di una veloce gazzella che fugge.
Sei la tua gente e i ricordi di un tempo troppo breve per sembrare lontano.
L’erba verde è già nelle canzoni.
Cosa sarà domani?
Ancora orizzonti sinuosi e luce e vento.
E silenzio. Che silenzio non è.
Quando taccerà anche il vento smetteranno davvero di scendere i granelli di sabbia.
E, in direzione contraria, cominceremo a contare di nuovo.
Non c’è niente di infinito.
Nemmeno questi spazi e tutti i granelli che vedi
Che tocchi.
Che respiri.
Che calpesti.
Che ascolti.
Non mi aspetto di essere la risposta alle tue domande.
Forse soltanto una ragione in più per darti la forza di continuare a camminare.
Dario
Dedicato a Said Zarrouk, nostra guida nel deserto

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