Sentiero delle Pecore della Brughiera (Heidschnuckenweg)

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“E’ sparito il cielo”

Questo ho pensato quando ho mosso i primi passi lungo il Sentiero delle Pecore della Brughiera (Heidschnuckenweg).

Era talmente bianco che sembrava non esserci.
La luce accecante da non permettere di vedere, ma insufficiente per indossare gli occhiali da sole.
C’é voluto un tempo che non so quantificare prima che i miei malandati occhi nudi si rendessero conto che quello che avevo intorno era un mare di Lillà (in realtà era erica)
Quando l’ho capito li ho visti.
Perché si sa, vediamo con la mente.
Vediamo quello che ci aspettiamo di vedere e io quel mare lilla non me lo aspettavo.
Non mi aspettavo niente.
Avevo nello zaino tutto l’occorrente per una discreta sopravvivenza in qualsiasi condizione.
Non che ci fosse alcun pericolo, ma le previsioni meteorologiche non davano condizioni favorevoli e le strutture ricettive erano tutte al completo, perché gli altri lo sapevano che c’erano i Lillà.
Ho trovato un letto solo per la prima notte. Il resto tutto da scoprire, passo dopo passo, ora dopo ora.
E ho scoperto boschi infiniti, campi sterminati, lande deserte, foreste verdissime.
Ho trovato un posto per dormire a bordo di un lago, dove mi sono tuffato al tramonto e all’alba. Ho scoperto che dormire di notte sotto la pioggia può essere bellissimo. Sentirle lievi sulla faccia é un modo per tornare a vedere il cielo stellato.
Ho scoperto che sono un discreto navigatore di mappe, esploratore di sentieri, pur essendomi sempre affidato agli altri.
La tecnologia mi permette di avventurarmi in solitaria, la prudenza di farlo in sicurezza. La curiosità mi spinge in qualche situazione interessante, la sfrontata cordialità mi aguzza l’ingegno.
La miscela di tutto questo mi rende romantico, capace di suggestionarmi anche davanti all’arido niente, perché quello é il mio “qui e ora”.
E nel niente c’é spazio per tutto.

Ecco il video di questa esperienza

Riporto qui il commento lasciato su Facebook di Riccardo Serventi Longhi, maestro di Ananda Hata Yoga, dagli insegnamenti del Maestro indiano Paramhansa Yogananda

Dario amico caro, ma pratichi sempre yoga? 🙂
Condivido con il cuore la mia lettura del tuo bellissimo video, nelle tue parole e nel mio sentire.
Ogni cammino è il proseguimento di un altro. sentieri che si aprono, meno sono segnati e più possiamo tracciare il nostro.
Le cose migliori nascono proprio quando l’ospitalità canonica (la mente abitudinaria) sembra negata (ne sanno qualcosa quei due palestinesi che a Betlemme si fermarono a dormire in una grotta.
La direzione da seguire arriva inaspettatamente, se cerchi trovi, ma è necessario perdersi e fare silenzio.
Hai ragione quando dici che è meglio camminare senza contrasti fra le zone di luce e quelle di ombra, tutti dovremmo farlo. Integrare buio e luce, accogliere il buio nella luce, lo rende chiaro.
Un sentiero segnato con la lettera H (muta in italiano) ci indica proprio il silenzio.
Le pecore camminano insieme di solito seguendo una l’altra, ma non è così per chi si muove dentro, oltre che all’esterno.
E scopri un fiore anche nel deserto in un continuo ritrovarsi, perché in fondo cambiare sentiero non distoglie dalla direzione.
Inoltriamoci nel bosco della vita ed allora potrà capitare di
Inciampare nelle radici per ricordarci chi siamo.
Possiamo navigare anche sulla terraferma, basta ascoltare il vento seguire i colori, perdersi nei profumi. Uscire dai binari che sembravano accompagnarci dove l’erba diviene mare.
Lasciarsi svuotare dalla ripetitività accompagna all’essenza e ci riempiamo di Infinito.
Mangiare (nutrirsi in ogni livello) camminare (vivere) dormire (quietare la mente e il corpo), entrare negli elementi (chakra). La (nostra vera) natura ci accoglie immobile (meditazione)
La pioggia lava, purifica e offre al sole nuove vie tra i rami, camminando nell’acqua non lasciamo tracce.
Camminare…navigare…Viaggiamo per incontrare noi stessi sperando di trovarne traccia nel volto degli altri. Scriviamo la nostra avventura incidendo sul tronco del nostro corpo e della nostra anima le esperienze che viviamo. Siamo libri di legno (buchholz) dalla corteccia leggera. Lo eravamo prima di partire. Tutto cambia velocemente, in un tempo lento.

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