Il tuo più grande Nemico

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di Roberta Perin

Oggi.
Oggi c’è una bella luce, che scritto da una fotofobica è tutto un dire.
Sono un po’ triste, forse felice, preoccupata. Nemmeno stamattina mi capisco.
Sono due anni che non mi capisco.

Mi trascino in bagno, mi lavo i denti. Vorrei fumare, ma così do dei colpi di grazia alla mia retina. Ho fatto davvero tutto quello che potevo, ma non smettere di fumare. L’oculista non lo sa. Senso di colpa mentre cerco di resistere, esistere.

Parte una canzone. Marco Mengoni. Quando sono andata al concerto ero già ammalata. Ormai la mia vita si misura tra le cose che ho fatto prima e dopo una retina sminchiata.
Mengoni l’ho visto da retinopatica. Da quanto lo sono? E se veramente ci fosse una componente genetica? Allora non esisterebbe una pre e un dopo. Allora sarebbe una condizione tipo che io sono nata così. Per 30 anni nulla, poi il caos atomico.

Parte la canzone.

‘E come sto meno male sto
Bene o male mi conosci’

Non lo so mica come sto. Sono attaccata all’oggi che per certi versi è peggio di ieri ma forse meglio. ‘La malattia sembra essere in quiete’. Sembra, te lo dice un medico che non la conosce, che gioca al piccolo chimico, ma sono i miei occhi cazzo! I miei cazzo di occhi. Cammino tra le mine e bene o male sto. Devo smettere di fumare.

No, non ti conosco e non ti conosce nessuno. Malattia. Siamo rare io e te. Condannate a sembrare alieni, figlie dei farmaci orfani.

Succede che ti svegli ogni mattina
e il tuo più grande nemico ti sorride allo specchio’.

E allora penso a mia madre, a suo modo regina del ring, quella madre che mi dice ‘deve essere una tua amica’. Ma come si fa, mamma. Perchè se hai la ricetta non me la dai? Tu, che mi hai fatta così, la vita che mi ha ridotta così.
Ridotta perché ho perso, oggettivamente perso, dei pezzi di retina. 

E come faceva Muhammad Ali? 

Come si fa a rimanere in piedi quando ‘tutto quello che sogniamo la notte si misura tra gli occhi e quello che non vedi’.
Faceva come facciamo tutti.
Un pugno dopo l’altro, alla ricerca di un bacio.

Siamo TUTTI Muhammad Ali. È questo il potere di essere parte di un’associazione. È questo il potere di NoisyVision.
È l’illuminazione di una frase, di un’amica. Al telefono, guardavamo la luna, io aspettavo una pizza, lei un sushi d’asporto in tempo pandemico.

Siamo TUTTI.

‘Quello che a noi è richiesto è di cambiare il paradigma’.

Me lo dice lei, rara da tempo, non più acerba, esperta e vittoriosa nel cambio di paradigma. La ascolto, mi illumina, più potente della luna. Cambia il paradigma, baby! Fai, TUTTO, con QUELLO che hai!

E allora, io, tutti, Muhammad Ali, svoltiamo. Cambiamo il paradigma. Quello che ho imparato e che vorrei qualcuno mi avesse detto, è che non è che non puoi. È che puoi e fai, in modo diverso. È un compromesso? Sì! Mi piace? No! Ma se arrivo al risultato, il come è irrilevante.

E allora, lista delle cose che puoi fare quando la vita ti dà in mano i guantoni e ti chiede di scendere sul ring.

  1. puoi guardare la luna. Se non la vedi ricorda che il potere delle luna muove le maree. A suo modo, la luna si fa sempre vedere.
  2.  puoi vedere i profumi. Non mi sono mai accorta del profumo delle mie ortensie fino a che la retina non si è incazzata. Nessuna delle persone che conosco conosce il profumo delle ortensie. Io sì!
  3. puoi vedere il profilo di un corpo nudo nel tuo letto. Non hai bisogno di luce per percorrere un fianco con le dita.
  4. puoi leggere espressioni sotto le mascherine. Con quello che vedi fai tutto. Un volto tappato per te, non è un problema.
  5. puoi guardare all’oggi. Pensando che tutto sommato è peggio ma anche meglio di ieri. Ieri era un tuffo nella paura, oggi è la prospettiva di un cambio di paradigma.

Domani?  Non lo so, non lo vedo.

La canzone è di Marco Mengoni e si chiama Muhammad Ali. E se sei giù di morale, ascoltala. E se ti chiedi quale sia la ragione del mondo cerca un’amica e guarda la luna. E se non la vedi non tornare a chiederti quale sia la ragione del mondo, pensa alla marea.

 

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