la Storia di Riccardo, da un pitbull ai Rolling Stones.

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Ecco una nuova storia di Usher.  Un format che sembra il copione di molti di noi.
Poi c’è chi rinasce prima e chi dopo. Chi si nasconde e chi invece, grazie alla situazione circostante e  soprattutto agli amici riesce a sentirsi uno”normale”
Mi chiamo Riccardo ma per gli amici Ricky, sono di Pordenone, in Friuli nato nel 1988 e durante l’asilo nido le maestre si accorsero che ero duro d’orecchio cioè quando mi chiamavano da davanti sentivo da dietro facevo più fatica.
I miei genitori allarmati mi portarono al Burlo di Trieste, ospedale pediatrico, e si accorsero che effettivamente non sentivo dei suoni.
Da allora ho cominciato a usare gli apparecchi acustici senza nessun problema e ho passato tutta l’infanzia con le protesi. Non ho subito alcun bullismo. Con l’avanzare dell’eta non ebbi nessun grosso problema di vista. portavo gli occhiali come tanti altri.
Iniziai ad avere le prime difficoltà notturne durante l’adolescenza ma non ci diedi mai troppo peso, finché entrò nella mia vita un cane (Kira) un pittbull di 30 kg e grazie a lei che ho “scoperto” la retinite pigmentosa. Mi spiego. Essendo un cane stava distesa per terra e io involontariamente la pestavo.  Per un paio di volte i miei genitori hanno pensato che fossi distratto.
“Dai mona svejate” mi dicevano.
Finché a 17 anni tornai al Burlo di Triste dove mi diagnosticatono la retinite pigmentosa con sindrome di Usher di tipo 2.
Da lì il mondo mi crolla addosso: avrei dovuto fare la patente dopo qualche mese e non potevo per ovvi motivi.
Nonostante questa diagnosi non mi sono mai fermato ho sempre fatto tutto quello che potevo fare sono sempre uscito la sera, ho frequentato bar, discoteche, concerti, eventi in generale e continuo a frequentarli (intendo concerti grossi come Rolling Stone, Linkinpark, Black Sabbath, Iron Maiden, Metallica) con aiuto di amici che non mi hanno mai abbandonato.
Ho sempre viaggiato, ho girato mezza Europa sono stato tantissime volte negli Stati Uniti e Canada anche da solo. Devo ringraziare i miei genitori che da piccolo quando portavo le protesi (mi vergognavo a portarle) mi hanno insegnato a guardare sempre chi sta peggio di me mai a chi sta meglio e io l’ho sempre messo in pratica questo insegnamento perchè c’è sempre chi sta messo peggio.
Vorrei ringraziare anche Kira per chi se lo fosse chiesto e ancora viva ha 14 anni e ora quando mi vede arrivare è lei a spostarsi.
Non ringrazierò mai abbastanza i miei amici che mi hanno fatto sentire sempre uno normale.

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