Per il progetto Color InSight nel mese di Novembre stiamo affrontando il tema del lutto legato alla perdita della vista.
Potete riascoltare qui la diretta Facebook/Youtube con tre testimonianze di come trasformare la perdita della vista o dell’ udito in una rinascita.
Di seguito alcuni spunti per aiutarvi nella elaborazione del lutto qualora siate arrivati in questa pagina perche’ vi state confrontando con la perdita della vista a causa di una malattia o incidente.
Rimaniaamo a disposizione per un confronto personale.
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di Mara Vesco
Leggi l’originale qui.
Nel 1983 John Hull è diventato cieco. Perdere la vista in età adulta è un’esperienza dolorosa, vissuta come un vero e proprio “life marker”, ossia uno spartiacque che porta con sé un profondo messaggio di discontinuità rispetto a quella che è stata, fino a quel momento, la vita della persona e dei suoi familiari.
Così è stato anche John Hull, teologo e scrittore inglese: a 45 anni, dopo anni di malattia, è diventato completamente cieco.
Per prendere consapevolezza, per elaborare e per affrontare nel migliore dei modi ciò che gli stava accadendo, John Hull ha deciso di tenere un audio-diario, nel quale registrare pensieri, emozioni e sensazioni fisiche.
Nel 2014 i registi Peter Middleton e James Spinney hanno prodotto “Notes on Blindness“, in italiano “Note sulla cecità”, un cortometraggio della durata di 12 minuti, creato a partire dalle registrazioni che lo scrittore ha raccolto per ben tre anni.
Questo è il tempo che è stato necessario a John Hull per: “smettere di credere di essere una persona vedente che non riusciva più a vedere”.
Questo cortometraggio aiuta ad avvicinarsi al senso dell’esperienza vissuta della cecità, in particolare troviamo:
- a frammentazione della memoria visiva;
- i sogni che a poco a poco si trasformano in suoni;
- il desiderio della stimolazione visiva;
- il panico di perdere punti di riferimento, compreso se stessi;
- la pioggia che cade, rendendo presenti, attraverso il suono, oggetti precedentemente invisibili;
Come racconta il regista Spinney: «Quello che i diari raccontano è un processo di rinascita. John ha ridefinito la sua identità attraverso le sue paure e il suo desiderio di tornare a vivere».
Infatti, l’elaborazione della perdita della vista comporta una ridefinizione del senso di identità che passa attraverso la consapevolezza e l’apprendimento di nuovi modi di percepire e di percepirsi, per arrivare all’accettazione di sè.
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Approfondimento
Comprendere il Lutto: La Natura della Perdita e il Distacco
Il concetto di lutto racchiude ogni dinamica esistenziale in cui l’individuo si trova ad affrontare la separazione definitiva e dolorosa da un elemento significativo della propria realtà, sia esso una persona cara, uno status o una funzione biologica. La frattura emotiva generata dall’addio rappresenta una delle prove più complesse e destabilizzanti dell’esperienza umana.
Questo evento crea una netta linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo”, costringendo il soggetto a fare i conti con vissuti profondi di vulnerabilità, isolamento, colpa e smarrimento. Ogni forma di privazione, di fatto, impone una metamorfosi interiore non negoziabile.
Che la perdita sia l’esito di un percorso prevedibile o che irrompa improvvisamente (come la privazione della vista a causa di un trauma o di una patologia), il processo di adattamento si configura come un itinerario tormentato, articolato in passaggi evolutivi precisi. Ogni volta che viene meno un legame affettivo verso un oggetto o un soggetto esterno, si attiva una reazione di elaborazione. Questa dinamica affonda le sue radici nei meccanismi neurobiologici più ancestrali, legati alla funzione fondamentale dell’attaccamento.
### Il Ruolo Biologico dell’Attaccamento
Da un punto di vista evolutivo, l’attaccamento è il dispositivo biologico che garantisce la sopravvivenza della prole, spingendo il cucciolo a mantenere la massima vicinanza con la figura materna in una fase della vita caratterizzata dalla totale vulnerabilità.
Si instaura così un’alternanza dinamica tra due spinte contrapposte:
* **Il bisogno di sicurezza (Attaccamento):** che richiama il piccolo verso la madre.
* **La spinta all’esplorazione:** che lo proietta verso l’indipendenza e la scoperta dell’ambiente circostante.
Questa oscillazione dialettica permette al cucciolo di allontanarsi per sperimentare il mondo e di fare ritorno alla base sicura per ricevere nutrimento e conforto non appena percepisce un pericolo. Questo ciclo si conclude naturalmente quando lo sviluppo delle competenze individuali e della sicurezza interiore consente all’individuo di muoversi nel mondo in modo del tutto autonomo.
L’Attaccamento nella Specie Umana
A differenza di altre specie animali, l’essere umano presenta una maturazione psichica e funzionale decisamente più lenta e una persistenza dei legami di attaccamento che si protrae per tutta l’esistenza. Questa specificità si traduce in una forte tendenza a sviluppare dipendenze affettive durature nei confronti di individui, contesti, ruoli e abitudini.
L’esperienza del lutto è intrinsecamente legata all’idea di fine e di morte. Di fronte a una perdita significativa, il soggetto sperimenta la sensazione angosciante che la propria sopravvivenza sia impossibile senza l’oggetto emotivo di riferimento. Si tratta di un’eco della paura ancestrale del cucciolo separato dalla madre. I legami di attaccamento vengono infatti codificati dal sistema nervoso come elementi salvavita.
Le circostanze che possono riattivare questa risposta biologica sono molteplici:
* Il decesso o la scomparsa di una persona cara.
* La fine di un legame sentimentale o le crisi coniugali.
* I cambiamenti professionali o il pensionamento.
* La compromissione di funzioni sensoriali (come la perdita dell’udito o della vista).
* Le transizioni fisiologiche tra le diverse età della vita.
Analizzando le tappe del ciclo vitale — dall’infanzia alla vecchiaia, passando per l’adolescenza e l’età adulta — emerge chiaramente la complessità dei momenti di transizione. Spesso le persone tendono a rimanere ancorate ai codici relazionali e comportamentali della fase precedente. C’è chi non supera mai del tutto l’infanzia o l’adolescenza, e chi resta focalizzato sui privilegi dell’età adulta, faticando ad accettare l’invecchiamento, i fallimenti o i trasferimenti geografici.
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La Manifestazione dei Sintomi
Manifestazioni Acute
Emergono nell’immediato post-evento e caratterizzano la prima fase del trauma. Si presentano sotto forma di:
* Profondo disorientamento esistenziale e perdita di senso del futuro.
* Appiattimento emotivo e percezione di una realtà priva di stimoli (il mondo diventa “grigio”).
* Dolore lacerante legato all’assenza, in cui il pensiero della fine è costante.
* Vissuti intensi di cordoglio, nostalgia e sofferenza acuta.
### Manifestazioni Croniche
Quando il processo di elaborazione si blocca o rimane parziale, i sintomi tendono a cronicizzarsi. Questo stallo si verifica se la persona valuta le proprie risorse interne come insufficienti per affrontare la realtà senza l’elemento perduto. Per difendersi da un dolore intollerabile, la mente attiva dei blocchi psicologici che interrompono il naturale distacco.
A livello profondo, l’investimento affettivo e la parte di sé legata a quella relazione vengono letteralmente “congelati”. In assenza di una risoluzione fisiologica, si attivano svariati meccanismi di difesa:
* Rabbia persistente e rifiuto della realtà (negazione).
* Svalutazione o, al contrario, idealizzazione estrema dell’oggetto perduto.
* Autosvalutazione e colpevolizzazione (propria o altrui).
* Ricerca anacronistica del passato nelle relazioni presenti (proiettando sugli altri le caratteristiche della persona perduta).
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Il Cambio di Prospettiva nella Gestione della Perdita
Risolvere un lutto significa ristrutturare radicalmente il significato dell’evento. Il focus emotivo deve evolvere:
> **Dal blocco esistenziale:** *”Senza questa risorsa/persona ho perso la mia identità e non valgo più nulla.”*
> **Alla spinta evolutiva:** *”Grazie all’incontro con questa risorsa/persona ho scoperto potenzialità interiori che ora integrano e arricchiscono chi sono oggi.”*
Questo principio si applica perfettamente anche alla perdita della vista, richiamando la celebre intuizione del sociologo John Hull: il nucleo della svolta sta nello *smettere di percepirsi come una persona vedente che ha perso la vista*, accettando la nuova configurazione identitaria.
La Mappa delle Reazioni Emotive
Il percorso del lutto non è lineare e attraversa diverse sfumature emotive, non controllabili razionalmente, che possono includere:
“`
[Rifiuto / Negazione] ➔ [Isolamento] ➔ [Rabbia / Collera] ➔ [Paura / Depressione] ➔ [Tristezza] ➔ [Compromesso / Accettazione] ➔ [Perdono] ➔ [Rinascita]
“`
Questi stati emotivi possono riflettersi anche sul piano somatico e psicologico attraverso:
| Sintomi Fisici | Sintomi Psicologici |
| — | — |
| Disturbi del sonno e insonnia | Pianto improvviso e incontrollato |
| Alterazioni dell’appetito | Nebbia cognitiva e spossatezza mentale |
| Cefalee e tensioni muscolari | Risentimento e rabbia repressa |
| Nausea e disturbi gastrici | Sensi di colpa e auto-accusa |
| Abuso di farmaci o sostanze (alcol, fumo) | Stato apatico e depressivo |
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Il Processo di Integrazione e Superamento
Superare il distacco non significa dimenticare, ma trasformare il dolore in una risorsa evolutiva. Il tempo del lutto è caratterizzato da un andamento ondulatorio, dove fasi di sofferenza acuta si alternano a momenti di tregua e graduale ritorno alla quotidianità.
La sofferenza depressiva che segue una perdita non è una patologia da estirpare chimicamente; è una risposta naturale e necessaria che indica che l’organismo sta riorganizzando il proprio equilibrio. Sopprimere questa reazione ostacola la guarigione. Il dolore esige riconoscimento: l’accettazione della gravità dell’evento permette una lenta assimilazione del trauma, supportata anche dalla rete sociale e dagli affetti stabili. La condivisione interpersonale non riduce la perdita, ma rende la sofferenza sostenibile.
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Il Protocollo di Elaborazione in Sei Fasi
Il percorso si articola in sei tappe progressive finalizzate a far comprendere al soggetto che la stabilità e la pienezza emotiva sperimentate durante il legame erano, in realtà, risorse generate da se stesso attraverso l’incontro con l’altro. Il focus si sposta dalla dipendenza esterna alla ricchezza interna.
Mentre l’intelletto può supportare o ostacolare il processo, l’elaborazione profonda è un compito del cervello biologico, che risponde a tempi propri. Le azioni strutturate servono a creare le condizioni ideali affinché il sistema nervoso possa integrare il trauma, promuovendo l’autonomia e l’individuazione. Il percorso si concentra su tre macro-obiettivi: **concludere il passato, lasciare andare il legame e investire su nuove sfide evolutive.**
Di seguito vengono declinate le sei fasi, esemplificate sulla perdita interpersonale ma applicabili a qualsiasi tipo di privazione.
Fase 1: Il Rito di Separazione
Consiste nel compiere un’azione concreta e simbolica per sancire la fine della situazione precedente. Spesso la mente mantiene in vita un legame virtuale o fantastico con ciò che ha perso. Il rito (che può tradursi in una lettera mai spedita, un discorso simbolico in un luogo significativo o l’uso della sedia vuota) serve a inviare un segnale definitivo di chiusura al cervello biologico. Nelle formule utilizzate devono comparire espressioni nette come: *”Ti lascio andare, mi separo da te”*. È essenziale in questa fase sciogliere anche eventuali promesse o giuramenti di fedeltà eterna fatti sull’onda dell’emozione immediata, che fungono da veri e propri blocchi emotivi.
Fase 2: Catarsi Emotiva e Risoluzione dei Sospesi
In questo spazio si esprime tutto ciò che è rimasto taciuto: risentimenti, rimpianti, chiarimenti mancati. Spesso i distacchi arrivano dopo periodi di incomprensioni o fratture comunicative che lasciano pesi sul cuore. È fondamentale verbalizzare sia le ferite subite sia i sensi di colpa per gli errori commessi nei confronti dell’altro, liberando l’interiorità da ogni zavorra residua.
* *Formule tipiche:* “Avrei voluto dirti che…”, “Mi scuso per quando ho…”, “Ho sofferto molto per…”.
Fase 3: La Celebrazione della Gratitudine
Ci si focalizza sul valore di quanto ricevuto, ringraziando l’altro o l’esperienza per i momenti significativi condivisi. Questa fase richiede un’intensità emotiva superiore alla precedente, poiché celebra l’arricchimento derivato dal legame. In un’elaborazione sana, la tristezza cede gradualmente il passo alla gratitudine quando il sistema emotivo riconosce che l’esperienza passata ha prodotto una crescita interiore.
* *Formule tipiche:* “Sei stato prezioso perché…”, “Grazie a questa esperienza ho appreso che…”, “Custodisco il ricordo di…”.
Fase 4: L’Estrazione del Tesoro Interiore
È il fulcro del processo. Durante un’esperienza d’amore o di profondo coinvolgimento, l’individuo sperimenta una straordinaria energia vitale e una percezione amplificata della bellezza del mondo. L’illusione più comune è credere che tale magia dipenda esclusivamente dalla presenza dell’altro. In realtà, l’altro ha fatto solo da catalizzatore: la forza, l’entusiasmo e la bellezza sperimentati appartengono interamente al soggetto e alla sua capacità di connettersi con se stesso.
La sofferenza più grande della perdita è la disconnessione da questa parte vitale di sé. Questa fase mira a scardinare tale proiezione esterna attraverso una serie di domande di auto-esplorazione, mirate a mappare le proprie risorse (spesso con il supporto di un terapeuta o di un osservatore esterno):
* *In quel momento di massima felicità, come vedevo me stesso e la realtà?*
* *Quali capacità sentivo di avere?*
* *Quali doti interiori rendevano possibili i miei progetti?*
Una volta identificate queste qualità, vanno integrate nell’identità attraverso l’affermazione consapevole: *”Io sono una persona capace di esprimere [qualità]”*.
Fase 5: Investimento Individuale delle Risorse
Il potenziale interiore scoperto nella fase precedente deve essere attualizzato in nuovi obiettivi individuali, altrimenti rischia di congelarsi. Le risorse nate in un contesto protetto (come la relazione) sono come giovani piante di serra: vanno esposte gradualmente al mondo esterno per fortificarsi. La persona decide intenzionalmente di agire nel proprio quotidiano applicando quelle stesse attitudini e qualità scoperte nel passato, sperimentando così che la propria forza vitale è indipendente dall’oggetto perduto.
* *Domande guida:* “Come posso applicare questa mia risorsa nella mia giornata?”, “Quali scelte farei oggi se agissi partendo da questa mia qualità?”.
Fase 6: Condivisione Relazionale del Potenziale
L’ultima tappa prevede l’offerta delle proprie qualità ritrovate agli altri, trasformandole in un dono relazionale. Condividere la propria energia vitale e il proprio nucleo profondo diventa uno stimolo affinché anche l’interlocutore si sintonizzi sulla stessa lunghezza d’onda, ponendo le basi per legami futuri sani e di alta qualità.
* *Domande guida:* “In che modo posso mettere questa mia risorsa al servizio di chi mi sta vicino?”, “Che tipo di comportamento adotterei nelle mie relazioni attuali se lasciassi agire questa mia qualità?”.
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Considerazioni Finali
Questo modello strutturato propone una visione evolutiva dell’esistenza, contrapponendosi alla logica del possesso affettivo o materiale. Il fulcro del cambiamento risiede nella capacità di recuperare le proprie proiezioni interne (Fase 4) e di orientare la propria vita verso nuove sfide esistenziali. Si tratta di uno strumento di notevole efficacia nel supporto psicologico, dato che la dinamica della perdita e del superamento del distacco rappresenta una costante clinica nella stragrande maggioranza dei percorsi terapeutici.
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