#panchinegialle : la panchine dell’inclusione

Tanto è bella, solare, gioiosa la panchina gialla che il sindaco Lorenzo Berardinetti e il Comune di Sante Marie hanno dedicato all’inclusione e a NoisyVision ETS , tanto sono tristi le altre panchine dell’inclusione che già sono state inaugurate.
Le buone intenzioni a volte non bastano.
Si tratta di panchine con un’interruzione della seduta per permettere alla sedia a rotelle di incastrarsi in quel preciso punto.
Ma che inclusione è se si impone a una persona su sedia rotelle di mettersi li? Ma a destra o sinistra o meglio ancora di fronte alla panchina non va bene?
Queste panchine sono un parcheggio per disabili.
Sono buoniste.
Sono semplicemente sbagliate.

Invitiamo gli amministratori a seguire l’esempio del comune di Sante Marie e delle scuole primarie Don Milani del Comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco , Maria Boschetti Alberti di Piove di Sacco e Scuola Primaria di Volparo (scuole che avevano fatto dipingere di giallo le panchine ai bambini).

#panchinegialle

Bambini dipingono una panchina alla scuola primaria Battisti Alberti di Piove di Sacco (2019)
La Maestra Anna Maria Zambonin seduta sulla panchina gialla dipinta dai bambini della scuola dove ha insegnato, la primaria Don Milani di Sant’Angelo di Piove di Sacco (2023)
Il Sindaco di Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, con la panchina gialla dedicata agli ipovedenti, a NoisyVisione all’inclusione (2023).

 

E’ molto semplice, economico, bello.

Basta una mano di colore giallo su una panchina esistente. Un po’ come si fa con le panchine rosse, simbolo della lotta alla violenza contro le donne.

Panchina rossa contro la violenza sulle donne

Colorare una panchina di giallo vuol dire ricordarsi della diversità, cuol dire pensare agli altri, con il sorriso che suggerisce un colore luminoso e vitale come il giallo.

Ricordiamo che la panchina gialla è già  un monito contro tutte le violenze di genere e promuove la cultura della parità e al tutela dei diritti dei più indifesi, degli emarginati e dei minori, spesso vittime dei loro stessi coetanei. Un simbolo concreto per rompere il velo dell’indifferenza ma anche un luogo di ritrovo, di aggregazione, che porti i giovani e gli adulti a riflettere.
A nostro avviso questo tema è pertinente con l’inclusione in senso più ampio. Perché spesso il bullismo denigra e deride la diversità.

 

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