L’appuntamento è alla stazione ferroviaria di Fabriano, la città medievale nota per la storica produzione della carta. Io e altri ci troviamo già sul treno, mentre qualcuno è arrivato prima di noi. Siamo un gruppo di 15 partecipanti provenienti da tutta Italia e in quattro abbiamo una grave disabilità visiva. L’indomani inizieremo il Cammino delle Terre Mutate, nei luoghi colpiti più volte dal sisma e, in particolare, da quello della fine di ottobre 2016. Il giorno seguente, a Camerino, ci accoglie un centro storico desolato e silenzioso, con gli edifici puntellati e avvolti da cavi metallici per evitarne il crollo: è questo il nostro primo impatto con la città.
Di lì a poco incontriamo Roberta, una farmacista con la quale avevamo fissato un appuntamento. Le sue parole autentiche ci riportano a quel boato sinistro proveniente dalle viscere della terra che, intorno alle 22:00 del 26 ottobre 2016, sotto una pioggia battente, ha preceduto il lungo sciame sismico e la fuga spaventata delle persone. Roberta ci racconta di chi si è ritrovato senza più una casa o con l’obbligo di chiedere un’autorizzazione anche solo per rientrare pochi minuti nella propria abitazione a recuperare l’essenziale. Da un giorno all’altro, gli abitanti si sono visti costretti a trasferirsi altrove: in container, in soluzioni abitative d’emergenza (SAE) o sulla costa, accanto a nuovi vicini. Quando ci si rincontrava, la domanda più frequente non era più “Come stai?”, ma “Dove stai?”.
Oggi Roberta è tornata a Camerino e ha cambiato lavoro: si occupa di produrre profumi. Molti altri, invece, non sono più rientrati, pur avendone la possibilità. Ci spiega che hanno ormai creato una nuova rete sociale dove risiedono ora. Chi è tornato — non solo a Camerino, ma anche negli altri centri lungo il nostro percorso — non ha tuttavia perso la speranza in un futuro risorgimento dei propri luoghi.
Il nostro gruppo comprende quattro persone con disabilità visiva grave (tra cui il sottoscritto). Non a caso si tratta di un cammino inclusivo organizzato da NoisyVision, associazione fondata da Dario Sorgato, affetto dalla sindrome di Usher — una malattia genetica che comporta retinite pigmentosa (con progressiva riduzione del campo visivo) e ipoacusia. Dal 2016, anno della prima edizione della “Via degli Dei inclusiva” da Firenze a Bologna, Noisy Vision ha promosso numerosi cammini di questo tipo, coinvolgendo un numero sempre maggiore di accompagnatori, guide naturalistiche e appassionati di escursionismo. Non sono previsti assistenti retribuiti: chi partecipa sa semplicemente che si tratta di un’esperienza condivisa. Naturalmente, il rapporto tra vedenti e persone con disabilità viene bilanciato per garantire a tutti il giusto supporto.
Chi si avvicina per la prima volta a un cammino inclusivo prova spesso un po’ di imbarazzo, non sapendo bene come approcciarsi, ma basta una semplice domanda: “Di cosa hai bisogno?”. Tutto si risolve con naturalezza e raramente qualcuno rimane deluso; al contrario, moltissimi desiderano ripetere l’esperienza.
Chi scrive, così come molti tra coloro che leggeranno, ha vissuto a un certo punto della vita un calo della vista, a volte del tutto inaspettato. In fondo, anche questo è stato un terremoto personale: ci ha costretti ad abbandonare le nostre certezze e ciò che davamo per scontato, spingendoci a reinventarci e ad adattarci a una nuova realtà — proprio come hanno fatto le persone che, lungo il cammino, ci hanno testimoniato la loro rinascita.
Enrico Palmeri