Le barriere invisibili per le persone con disabilità in cammino

In una recente intervista di Marta Fasolo per il blog di Cammini d’Italia (leggi qui) mi e’ stato chiesto.

Quali sono le barriere meno visibili ma più impattanti che hai incontrato lungo i cammini?

  1. La barriera dell’incertezza (Il carico mentale della pianificazione):
    Questa è forse la più pesante. Una persona senza disabilità può partire con uno zaino e un certo grado di improvvisazione. Una persona con esigenze specifiche non può permetterselo.
    Nel mio caso devo accertarmi di poter arrivare a fine tappa prima del buio, che siano disponibili le tracce GPS, …
    Questo carico mentale è estenuante e trasforma un’esperienza di libertà in un complesso progetto di logistica, magari vissuta con ansia che mina lo spirito del cammino.
  2. La barriera sociale dell’aspettativa (Essere “Eroe” o “Paziente”):
    Lungo il cammino, una persona con disabilità viene spesso percepita in due modi opposti, ma ugualmente limitanti: o come un eroe da ammirare (“Che forza che hai, sei un’ispirazione!”) o come un paziente da assistere (“Hai bisogno? Faccio io, stai fermo”). Raramente viene vista semplicemente come un pellegrino, alla pari con gli altri. Questo crea una distanza. Da un lato, l’etichetta di “ispirazione” mette una pressione non richiesta; dall’altro, l’approccio assistenzialista (spesso definito “paternalismo benevolo”) toglie autonomia e dignità
  3. La barriera dell’isolamento involontario:
    La socialità del cammino si crea la sera, negli ostelli, cenando insieme. Molte strutture a basso costo, tipiche dei pellegrini, non sono accessibili. Questo costringe chi ha una disabilità a cercare soluzioni alternative (alberghi più costosi, strutture fuori dal percorso), perdendo così i momenti di condivisione che sono il cuore dell’esperienza.
    Banalmente anche la scarsa illuminazione di alcuni luoghi non favorisce le persone ipovedenti (per chi gestisce una struttura abbiamo raccolto alcune indicazioni per l’accoglienza turistica di ospiti con disabilità sensoriali).
    Si cammina di giorno, magari insieme, ma la sera si rimane soli. È una barriera invisibile che colpisce direttamente l’anima del viaggio.
  4. La Barriera Economica Nascosta: l’accessibilità ha un costo nascosto. Le strutture accessibili sono spesso più care. Se un tratto non è percorribile, bisogna pagare un trasporto. L’equipaggiamento specializzato (come handbike o joelette) è costoso. Questo rende il cammino, un’esperienza tradizionalmente “povera” e democratica, un lusso per pochi, introducendo una discriminazione basata sul censo.

Le barriere del cammino non sono una novità: già secoli fa, in Giappone, le donne cieche viaggiavano a piedi di villaggio in villaggio. Ne parliamo in Goze: la vita in cammino delle donne cieche del Giappone.

Articoli Correlati

Anche agli Dei Piace Giallo X. Un resoconto.

Sono passati diversi giorni da Anche agli dei piace giallo X, la festa dei 10 anni di cammini di NoisyVision che abbiamo festeggiato a fine maggio sulla Via degli Dei....

Bentornato, Bemvenuto. E Ogni Bene.

i è successo qualcosa di bello. “Said ci ha accolto” – come ha detto Luigi Nacci – insieme a un centinaio di persone al Centro di Accoglienza Ernesto Balducci a...

Goze: la vita in cammino delle donne cieche del Giappone

In Giappone, fino al 1977, esistevano donne cieche che attraversavano il paese a piedi cantando. Non avevano una casa fissa. Cominciavano a otto anni. Smettevano solo quando morivano. Si chiamavano...