Camminare

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“Ma soprattutto, soprattutto, rifare a piedi, con lo zaino sulle spalle, la strada da Monte San Savino a Siena, costeggiare quella campagna di ulivi e di viti, di cui sento ancora l’odore, percorrere quelle colline di tufo bluastro che si stendono sino all’orizzonte, e vedere allora Siena sorgere nel sole che tramonta con tutti i suoi minareti, come una perfetta Costantinopoli, arrivarci di notte, solo e senza soldi, dormire accanto a una fontana ed essere il primo sul Campo a forma di palmo, come una mano che offre ciò che l’uomo, dopo la Grecia, ha fatto di più grande. Sì, vorrei rivedere la piazza inclinata di Arezzo, la conchiglia del Campo di Siena e mangiare ancora i cocomeri per le strade calde di Verona. Quando sarò vecchio, vorrei che mi venisse concesso di tornare su quella strada di Siena, che non ha eguali al mondo, e di morirvi in un fossato, circondato soltanto dalla bontà di quegli italiani sconosciuti che amo».” [Albert Camus, Taccuini, cit. in Piergiorgio Bellocchio, L’Italia di Camus, in Al di sotto della mischia, Milano, Scheiwiller 2007, pp. 115-116]

Camminare.
Camminare e camminare.
Allacciare le scarpe, la camicia, un cordino allo zaino del compagno.
Allacciare qualcosa, qualcosa a qualcuno.
Qualcosa, a qualcuno, difficile da slegare.
Mettere un piede davanti all’altro. Un passo, un altro ancora. è facile.
Poi provare a staccarsi.
Provare a  fare un pezzo da soli. Un piede davanti all’altro, un passo, un altro ancora. é facile.
Poi allargare le braccia.
Allargare le braccia e sfiorare le spighe di grano. Accarezzare le spighe di grano. Sdraiarsi nelle spighe di grano.
L’aria ferma, sospesa nel caldo, il ritmo incessante dei grilli.
L’odore dell’estate.

Camminare.
Camminare e fermarsi.
Fermarsi lungo una linea immaginaria per ricompattare il gruppo.

– Marta,poi mi dici che non hai mai fatto il boy-scout!

Camminare e sudare.
Sudare tanto da poter strizzare le mutande.

Camminare e inciampare.
Inciampare nei propri passi.
Poi ripartire, ritrovare il ritmo giusto, in accordo con il  proprio respiro, i compagni, quello che ci circonda.

– Leo! Smettila di bacchhettarmi gli scarponcini nuovi, passa avanti, prova a fare un pezzo con lei!

Di acqua e di respiro
Di passi sparsi
Di bocconi di vento
Di lentezza
Di incerto movimento
Di precise parole si vive
Di grande teatro
Di oscure canzoni
Di pronte guittezze si va avanti
Di come fare
Di come dire
Di come fare a capire
Di alti
Di bassi. [Discanto, Ivano Fossati]

Battiti del cuore
Fasi della luna
E ritmi della terra

Di intelligenza
Di intermittenza
Si vive di danze
Di ballo sociale
Di una promessa
Di una faccia differente
Di mediocri incontri
Di bellezze
Di profumi ardenti
Di accidenti

Rotolando si gira, si balla
Si vive, si fa festa
Quella, questa
Si picchia forte col piede
Nella danza

E si sbaglia il passo

Si vive di fortune raccontate
E di viaggiare
E si cammina

Camminare.
Camminare e cadere nella casella degli imprevisti.
Camminare lungo piccole strade secondarie, sul piccolo bordo che delimita l’asfalto dai campi.
Si sbaglia il passo, si gonfia la caviglia, e questo bordo diventa una linea sottile di demarcazione che separa la volontà di continuare il cammino dall’impossibilità di farlo.

Salute Donato! Salute!

All’amicizia!
All’amicizia!

Camminare.
Camminare e dimenticare.
Dimenticare il latte che si caglia nella porta del frigo di casa. Le crepe che si aprono sui muri, sul soffitto di casa.
Le ferite, quelle che hai dentro, quelle che sanguinano ancora.

Camminare e ritrovare.
Ritrovare nella ripetizione, nella liturgia dei gesti, la fiducia in se stessi.
Ritrovare la pace interiore, nei tratti silenti, ritmati dal rumore dei passi.
Ritrovare la naturalezza dei gesti, che sembravano appartenere ad un’epoca precedente.

Ritrovare la mano di Sharon.

– Quanto manca alla cima dell’Everest?
– Quasi ci siamo.
– Lo sapevo.

Camminare.
Camminare e  ascoltare. Il flusso di parole di Cristina, e quelle sgocciolate da Moreno.
La temperanza.
Ascoltare gli altri.
Mettersi nei panni degli altri.
Chiedere scusa a Massimo, per un piccolo equivoco in sala abbracci.
Abbracciare Giulio. Così, senza motivo .
La leggerezza nella spontaneità del gesto.
La gratuità dei gesti.

Camminare.
Camminare incontro al temporale, sfuggire al temporale, farsi raggiungere dal temporale.
L’arcobaleno.

– Clara, cos’è  l’arcobaleno?
– È ascoltare sette note, in scala, toccare sette pezzi di carta abrasiva sempre più ruvidi, Mangiare sette cioccolatini sempre più amari, mangiare una pizza, la prima fetta che scotta, ti brucia il palato, l’ultima che rimane sempre fredda.

Ma come si fa a descrivere un arcobaleno a  chi non ha mai visto?

Camminare.
Camminare e trovare le parti al Gatto e la volpe, a Lucignolo e Mangiafuoco.
La vita è un teatro.
Poi rimanere fino a tardi, a confidarsi un pezzo di vita tra pochi.

Un altro giro.
Una birra. Due. Due birre? Tre, quattro. , Quattro. Quattro birre. otto euro.
Mi sembra poco.
Lascio dieci.

Camminare e ridere.
Ridere come non facevo da tanto, da troppo, da troppo tempo.
Ridere che ti fa male la pancia.
Che bello!

Camminare.
Camminare e abbandonare le ucronie fantastiche della mente. E se avessero vinto loro? La rupe Tarpea, i  campi di Auschwitz. In natura nessun mammifero cieco sopravvive. Forse le talpe. Ma che vita di merda fanno le talpe?

Io voglio uscire, voglio bere una birra ghiacciata con gli amici, all’ombra di un platano, seduto al tavolino di un bar, in una piazzetta italiana.
Bè, Lo posso ancora fare.
Sono nato in Italia più di cinquant’anni fa. Non mi è  andata così male, vero?
Allora dovrei identificare qualcosa, qualcosa o  qualcuno che dovrei ringraziare, ringraziare per davvero.

Damiano, sì, perdere la vista è una merda, è vero. Ma siamo ancora vivi, cazzo!

Camminare.
Camminare con Alda e  rubare i limoni.
Sembra una canzone di Jannacci.

Camminare con Dario, e diventare gialli.
Dario il grande. Avanti tutta!
Marina. La fatina.
Marina! Apri il cassetto delle poesie!

Camminare con Rosanna, come fossero gli ultimi quattrocento metri.
Camminare con Stefano, è  il primo giorno, ma sembra un veterano.
Camminare con Roberto.
Continua a giocare Roberto.

Camminare.
Camminare e camminare.
Continuiamo a camminare.

Pinocchio
Burattino wi-fi

 

Scritto da Massimiliano Arbini
Grazie a Roberto Bassetto, il Grillo Parlante, per l’editing.

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