Cara Annalisa Minetti, così rovini tutto!

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Come associazione che ha tra le proprie finalità quella di fare comunicazione e informazione, abbiamo sentito il dovere di intervenire nel caos mediatico provocato da Annalisa Minetti nelle ultime settimane.
Lo facciamo con una lettera aperta, alla quale potrà rispondere nella maniera che riterrà  più opportuna, ma alla quale vorremmo che rispondessero anche i giornalisti e conduttori televisivi che alimentano la malainformazione.

Cara Annalisa Minetti,

Ti scriviamo a nome di un gruppo di persone, alcune cieche, altre ipovedenti, altre che semplicemente condividono il senso di questa lettera, per cercare un confronto con te in merito alle recenti notizie sui giornali e televisione.
Abbiamo già avuto modo di relazionarci con te, quando nel 2020 sei stata invitata e accolta in una delle dirette di NoisyVision (qui il video) e proprio in quell’occasione il dialogo era stato molto interessante e costruttivo.
Con varie declinazioni più o meno accentuate, nei giorni a cavallo del 20 Aprile 2021 diverse testate hanno usato questo titolo

Annalisa Minetti torna a vedere

Le testate più serie hanno riportato i fatti in maniera corretta limitandosi a dire ciò che realmente stava accadendo, ovvero che hai provato un dispositivo da applicare alla stanghetta degli occhiali che permette di riconoscere i volti delle persone pre-registrate, di identificare oggetti e di sentire una voce automatica che legge testi inquadrati dalla telecamera.
Per noi ipovedenti niente di nuovo.
Il dispositivo in questione è sul mercato da anni e in altri Stati Europei viene addirittura considerato un dispositivo necessario per l’autonomia di chi non vede, per cui il costo viene parzialmente coperto dallo Stato o dalle assicurazioni sanitarie.
Anche se in Italia la ASL non copre i costi di questo dispendioso apparecchio noi utilizziamo app gratuite sui nostri smartphone che hanno le stesse funzioni e in alcuni casi sono molto più avanzate del dispositivo che tu stai reclamizzando.
Perché di fatto questo arriva al pubblico: una pubblicità al prodotto camuffata da “ho la soluzione a tutti i vostri problemi”.
Noi ipovedenti siamo già da molto tempo padroni della nostra autonomia, quella che questi miracolosi occhiali sembrano darti solo adesso.
Quindi se qualcuno ti accusa di strumentalizzare la disabilità é perché forse sbagli modalità e palcoscenico.

Permettici di dire che questo crea un enorme danno alle persone cieche e ipovedenti facendo credere al grande pubblico che non conosce le mille sfaccettature dell’ipovisione che fino ad oggi noi non potevamo leggere, riconoscere gli oggetti o sopperire ad altre azioni quotidiane dove la vista è necessaria, come distinguere un barattolo di pomodori da uno di fagioli prima di aprirli.

Se da un lato la “colpa” dei titoli si potrebbe attribuire ai giornalisti o ai direttori dei giornali, che cavalcano le onde sensazionalistiche per accaparrarsi i lettori, dall’altra sei andata in prima persona a Domenica Live, programma di dubbio gusto, che probabilmente vuole fare appello alla pietà, l’ultimo dei sentimenti che vogliamo associare alla nostra condizione di ipovedenti.
Questo non è il modo in cui vogliamo apparire agli occhi degli altri anche se credi di agire a fin di bene, sappi che stai sbagliando. Stai remando in verso contrario a quello delle associazioni, degli enti e delle persone che ogni giorno cercano di guadagnare un pezzo di autonomia, di informazione corretta e di trasmettere il significato vero di accessibilità, inclusione, ipovisione, autonomia, indipendenza e tanti altri termini e valori.

Purtroppo questo degli occhiali non è un caso isolato. Senza andare troppo indietro nel tempo, citiamo un tuo video, pubblicato sulla tua pagina Facebook del 9 Ottobre 2020, dove parli di una membrana amniotica come potenziale cura.
Un video come quello non fa bene a noi ipovedenti. E’ un video con informazioni grossolane e non accertate nemmeno da te, che dal medico che citi devi ancora andare. E’ vero che dici che bisogna informarsi e prendere la notizia con le pinze ma come vedi dai commenti l’effetto principale è  quello di far credere che sia stata trovata una cura, senza nemmeno sapere per quale malattia specifica.

Dovresti valutare bene gli effetti delle tue parole perché se come donna e persona hai il diritto di dire quello che vuoi, come ipovedente famosa hai anche la responsabilità di dire cose che non inducano in inganno o a false speranze. O perlomeno a speranze premature. Tra l’altro hai fatto il video proprio a ridosso della giornata mondiale della vista (8 Ottobre), che si pone come obiettivo di sensibilizzare sulla prevenzione e sull’informazione.

Quindi cara Annalisa, te lo diciamo davvero con il cuore: sei una persona molto in gamba, che ha avuto notevoli successi e che se li è meritati tutti, in ogni campo, dalla musica allo sport.
Hai lavorato tanto per ottenere ciò che hai e nessuno mette in dubbio le tue straordinarie qualità.
Sei sicuramente una persona sensibile, vincente e forte, ma ti chiediamo di confrontarti con noi, attraverso i canali adeguati, siano essi le associazioni o, perché no, anche i gruppi Facebbok o le piattaforme di NoisyVision come in quella bella occasione virtuale di un anno fa.
Ti chiediamo di valutare gli effetti delle tue parole, di usare maggiore cautela e di sfruttare, invece, la tua notorietà per fare davvero del bene, con una informazione corretta, chiara, vera e verificata.

Se davvero vuoi portare avanti una buona causa, non puoi farlo da sola, non senza considerare che in maniera forse involontaria e indiretta, ci fai del male.

Speriamo di trovare il modo o lo spazio per continuare questo dialogo in maniera costruttiva.

Un caloroso abbraccio.

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