La libertà è dentro di noi, parola di un ipovedente.

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Ieri ho deciso di provare a non leggere notizie, articoli, numeri.
E’ difficile, perché la situazione evolve rapidamente e in maniera diversa a seconda della città, regione, Paese in cui ci si trova. Inoltre credo che sia scattato un meccanismo perverso che induce alla bulimia di notizie, alimentata dall’ansia.
E’ giusto sapere cosa accade fuori dalla propria abitazione, ma c’è anche il rischio di entrare in un vortice perverso, tra il fake e il complotto, che potrebbe essere dannoso.
Bisogna prendersi delle pause e stare in silenzio.

Per la mia pausa ho scelto di fare un po’ di meditazione e di leggere un libro.
Ne avevo tanti in attesa, ma ho voluto andare sul sicuro e leggerne uno di Erri de Luca, che non delude mai.
Ho scelto tra i titoli che non avevo letto e ho trovato Impossibile (leggi la recensione qui)
Man mano che lo leggevo mi venivano i brividi per la pertinenza di certe citazioni con la situazione che stiamo vivendo.
Impossibile è la definizione di un avvenimento fino al minuto prima che accada, dice il protagonista, che è accusato di omicidio e quindi in arresto.
Ecco, scelgo a caso e trovo un libro che parla di prigionia.

Non siamo forse tutti prigionieri in questi giorni?

Il protagonista del libro si sente libero anche dentro una cella, proprio come in cima a una montagna.
Ma lui era abituato, era già stato in cella, accusato di far parte delle organizzazioni terroriste degli anni di piombo.

Noi invece no. Non siamo abituati stare in casa giornate intere. Non sono abituati i bambini, gli anziani. Non siamo capaci di vedere il sole e lasciare che sorga e tramonti senza che i raggi ci illuminino il viso e ci scaldino la pelle.
Ma non abbiamo scelta.
Si rischia di impazzire.
Eppure sono tanti gli uomini che si sono ritrovati chiusi in cella e hanno dovuto imparare a fare in conti con gli spazi ristretti.
Se i colpevoli si meritavano la sofferenza, gli innocenti certamente no.
I casi di malagiustizia sono stati tantissimi e hanno ispirato le storie di tanti libri e film.
Possiamo rispolverare i grandi nomi, come Mandela, o i grandi casi, come quello della jogger di Central Park, ma è bene sapere che in Italia sono ogni anno circa un migliaio i condannati ingiustamente.

Veniamo a noi.
Noi siamo tutti innocenti, costretti alla reclusione da un nemico invisibile.
Innocenti secondo il codice penale.
Se anche questo virus è una conseguenza dello sfruttamento del Pianeta (leggi articolo) siamo tutti colpevoli.
E non sappiamo ancora la durata della pena.
Tutti in attesa di processo.
In balia del comportamento degli altri reclusi, della diffusione di questa malattia invisibile.
Tutto così incerto, noi che avevamo costruito piano piano le nostre certezze, in barba alla vita, che di certezze non ne ha.

Personalmente penso che mi possano tornare utili gli anticorpi che piano piano mi sono dovuto creare per affrontare la vita a partire da un’altra condanna a tempo indefinito, quella al buio.

Quando mi hanno diagnosticato la retinite pigmentosa mi hanno detto, diventerai cieco.
Forse.
Se lo diventerai non si sa quando.
Non c’è cura. Devi solo aspettare.

Ti ammalerai di polmonite.
Forse.
E se ti ammalerai non si sa quando.
Non c’è cura. Devi solo aspettare.

Notate qualcosa di simile?
Anche se è da oltre vent’anni che vivo in questa condizione ovviamente sono Incredulo e spaesato in questa situazione tanto quanto tutti voi.
Ma forse ho imparato nel tempo a metabolizzare questa condizione di perenne instabilità.
Non sono immune, ho qualche pillola che almeno per un po’ potrebbe funzionare da antidoto.

Costretto a fare i conti con diverse limitazioni e restrizioni, ho dovuto imparare a creare delle strategie alternative. Se non posso più leggere i libri di carta ho scelto di leggere quelli elettronici, se non posso viaggiare in auto posso comunque spostarmi a piedi o con i mezzi pubblici, se non posso fare sport di squadra posso camminare in montagne e nei boschi.

Alternative.
Una costante ricerca di alternative, ma soprattutto un allenamento a spostare lo sguardo dal bicchiere mezzo vuoto a quello mezzo pieno.

Ma quali sono le alternative alla prigionia?
Se fossimo davvero in un carcere, forse sarebbe difficile parlarne, la forza di affrontare la cella credo sia davvero una cosa individuale.
Le nostre celle sono le nostre abitazioni e dentro queste mura ci sono i nostri mondi.
Stanno piovendo da tutte le parti suggerimenti su cosa fare, dai libri agli audiolibri, dalla radio a Netflix, dai giochi in scatola alle partite a carte.
Non è questo il punto.
Imparare ad accettare le restrizioni è un lavoro lento, preciso, metodico.
Anche in questo ci vuole disciplina.

Bisogna imparare a far funzionare la mente in maniera diversa.
Io parto da una frase scritta tra le pagine di un libro.
Da una poesia.
Da una fotografia.
Da una canzone.
Da una telefonata,
Da un sogno.
Da una voce fuori dalla finestra.
Da una carezza (se la posso ancora fare).
Da un accordo con la chitarra.
Da una torta nuova.
Da un ricordo.

Da ognuno di questi dettagli nascono nuovi scenari, paesaggi, viaggi.
Sono dentro la mente, dentro il cuore.
La cosa bella è che sono gratuiti, non inquinano e puoi andare dove vuoi.
Ti ritrovi negli spazi infiniti delle sensazioni, delle idee.

Chiudete tutte librerie, se volete; ma non c’è nessun cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.
(Virginia Woolf)

Sono già tanti i messaggi con i “ce la faremo”, “andrà tutto bene” “questo virus ci insegna ad apprezzare la vita”.
Perché non rimangano parole, occorre prendere seriamente il compito di cambiare, a partire da adesso.
Cominciamo a stilare il decalogo delle cose che cambieremo nella nostra vita, delle cose che abbiamo imparato. Impegniamoci a far si che questa storia sia davvero il brutto inizio di un grande cambiamento.

Per imparare a essere liberi davvero possiamo cominciare oggi, che non lo siamo. E appena potremo di nuovo scegliere tutto, avere il coraggio di scegliere davvero, con coscienza.

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