Diventare cieca: perchè non a me invece di perchè a me.

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Questi sono pensieri liberi di Roberta, che è entrata a gamba tesa nel mondo dell’ipovisione, con una diagnosi che ancora vacilla e una condizione visiva in continuo – rapido – cambiamento.
Con il suo consenso condividiamo quello che da un lato è uno sfogo, dall’altro un’iniezione di  motivazione.
Siamo noi a ringraziare te. 

Oggi è stata proprio una brutta giornata, il giallo però mi ha portato un sorriso aspro, come il limone. 

Ci vedo sempre meno e sempre peggio, detto ció rimango focalizzata sul fatto che  ogni cosa ha un senso e cerco di stilare liste sul PERCHÈ NON A ME piuttosto che sul perchè a me.
A me perché dovevo capire la disabilità per perdonare mia madre. La sua disabilità ha reso i miei primi 26 anni di vita un inferno.

A me perché ho sempre evitato di aiutare gli altri per non farmi portare nel mondo della sofferenza.
A me perché sono forte, fortissima, molto più forte di quanto pensassi.
A me perché posso smettere di vedere ma sono intelligente abbastanza per guardare.
A me perché quando ho pensato, finalmente, di avere tutto, ho scoperto di non avere niente.
A me perché posso diventare migliore.
A me perché non ho mai avuto paura del buio ed è fisiologico averla prima o poi.
A me perché ho promesso che se non divento cieca salvo un cane e forse è il caso di mantenere le promesse.
A me perché ho ricominciato a guardare i segni. Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia.mi hanno concesso una visita anticipata.
A me perché se non mi avessero detto ‘retinite pigmentosa’ nonavrei mai conosciuto te e NoisyVision.
A me per smettere di fumare (è necessario) e ricominciare ad andare dalla nutrizionista.
A me perché ogni giorno penso che c’è speranza (per qualche settimana ho vissuto senza).
A me perché  continuerò a pensare che ci voglia più culo che giudizio ma come dicono gli spagnoli ‘La SUERTE ES UNA ACTITUD’.(La fortuna è un’attitudine)
A me perché ho pensato per la prima volta che figliare non sarebbe male. Chi l’avrebbe mai detto! Io? No!

Quando sono uscita dall’ambulatorio dell’oculista, Antonio (che ho ben pensato di far schiantare contro una porta) mi ha detto che vinci quando smetti di pensare PERCHÈ A ME. Ci penso in continuazione.

Ho lottato per vedere vacillare tutto e la terra trema. Mi sono fatta un culo così per arrivare dove sono e poi chiedermi: dove cazzo sono? Dove? Dove veramente?
Non lo so e ancor meno l’ho saputo quando con un treno in ritardo di 100 minuti ti ho sentito più preoccupato di me. C’è una voce che mi dice che non può andare tutto male ma oggi mi è sembrato di poter avere l’Azoor, la retinite, l’HIV, l’epatite e la sclerosi tutte insieme.
Poi mi sono fermata e mi sono detta che non è possibile, almeno una non ce l’ho. Ho pianto parecchio e sono sfinita all’idea del domani.
Malgrado tutti gli “a me perché” poi c’è una voce che dice “perché a me?”
Non avrò mai una risposta. Purtroppo.
Nel migliore dei casi gioirò dell’avere mezzo più mezzo occhio cieco. C’è la possibilità che giovedì ti scriva per dirti ‘il leone si è addormentato, paura più non fa’.

Hakuna Matata

Sai cosa mi stupirebbe? Se tu riuscissi ad essere felice di questo perchè il tuo leone è più difficile da addormentare. A parti inverse probabilmente bestemmierei e invece credo che il tuo animo sia migliore del mio. Credo che saresti felice per me, è questo che ti rende il mio punto di riferimento in questa situazione che, con una certa lucidità, posso definire RARA.

Non parlo con nessuno, do le informazioni necessarie a far capire che non sto morendo, che sono viva, luccico, sono infiammata ma viva. E invece a te scrivo. È un piccolo miracolo perché non scrivevo più (una volta lo facevo di lavoro).
Nessuno, tranne lo psichiatra e la psicologa conoscono quello che sai tu e ti prego di custodirlo come se fosse prezioso. Forse anch’io nella mia città, tra sorrisi e disperazione troverò un senso per te. La cosa che davvero mi auguro è che tu capisca che sei importante, fondamentale.
Ti prego di trasformare Noisy Vision in un progetto maggiore (non migliore, non più grande, ma maggiore).

Abbiamo tutti tanto bisogno di te. 

Grazie.
Non avere paura.

HAKUNA MATATA

 

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