Il principe e il bastone bianco

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C’era una volta un giovane principe che si chiamava Serhu.
Era figlio di un re che si era trovato senza regno, in seguito ad una rivolta del popolo.
Il principe era nato quando il regno di Retinitis era al culmine del suo splendore, ma pochi anni dopo la sua nascita, una grave carestia aveva portato miseria tra gli abitanti, tanto che sembrava che una coltre di oscurità avesse avvolto tutti gli animi e tutte le cose.
Il principe era cresciuto senza sapere del sangue nobile che scorreva nelle sue vene, per cui niente gli faceva pensare di essere diverso dagli altri suoi coetanei, che, come lui, dovevano lottare per la sopravvivenza, cercando ogni giorno di guadagnarsi da mangiare e qualche pezzo di legno per scaldare le notti d’inverno.
Anche se Serhu non sapeva che il suo destino poteva essere quello di un principe, la sua indole era comunque quella di un uomo valoroso e combattivo, che ben presto si distinse da tutti gli altri per qualche inusuale potere magico.
Un giorno infatti raccolse un ramo di un albero, perfettamente dritto, senza imperfezioni nè altre ramificazioni. Gli piacque la precisione di quel pezzo di legno leggero e decise di appropriarsene. Quasi per gioco lo fece volteggiare nell’aria disegnando figure irregolari nel cielo, come se stesse combattendo un duello immaginario. Dopo alcuni di quei gesti si accorse che nell’aria dove aveva sferzato quei colpi rimaneva un alone chiaro, una nube di luce tenue.
Inizialmente non ci fece molto caso, ma continuando a giocare a fare il guerriero, si rese conto di essere lui l’artefice della scia di luce che vedeva alle sue spalle.
Ovviamente non si spiegava il fenomeno e tanto meno poteva immaginarne le stupefacenti conseguenze.
Cominciò ad usare il bastone per toccare le cose, come se fosse una bacchetta magica in grado di trasformarle. Quando toccava le cose, gli restituivano una vibrazione che gli permetteva di conoscerle in modo diverso. Il bastone era come un’estensione filiforme della sua pelle con il quale accarezzava i dettagli fino ad amplificarli oltre misura.
Provò a sfiorare il tronco di un albero del quale non percepiva la rugosità della corteccia, ma ogni singola piega, ogni nodo, ogni ramo,
Tutto quello che gli era sempre sembrato inerte, spento e avvolto nell’ombra, aveva una forma nuova che lui ricostruiva nella sua mente. Non era sicuro se la luce che lui vedeva intorno ai segni che disegnava nell’aria, fosse visibile solo a lui o a tutti gli altri abitanti della città e della campagna.
In un certo senso, non gliene importava nulla. Aveva imparato a ricostruire dentro di sé la mappa visiva di un mondo fatto delle forme toccate con la punta del suo bastone e ogni asperità faceva suonare dentro di lui le note di una corda in tensione.
Se passava la punta del bastone sopra una superficie morbida, un tappeto, un muschio, percepiva qualcosa di liquido, qualcosa che attenuava il suono preciso di quello che il bastone aveva toccato poco prima.
Serhu aveva imparato a vedere di nuovo la bellezza del regno di Retinitis e senza cerimonie né consacrazioni si proclamò Re.
Avrebbe dovuto essere Re per discendenza, ma l’essersi creato quel trono lo aveva reso ancor più convinto che quello era davvero il suo posto. Era il Re di Retinitis, e tutti lo chiamavano, il Principe con il Bastone Bianco.

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