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Ipovedente significato: la parola indica chi “vede poco”, cioè la persona con una riduzione permanente della vista che occhiali, lenti a contatto o chirurgia non riescono a correggere del tutto. In Italia la Legge 138/2001 distingue tra ciechi totali, ciechi parziali e ipovedenti gravi, medio-gravi e lievi in base a due misure: il visus nell’occhio migliore, con la migliore correzione, e il campo visivo residuo.
Chi ha fino a 3/10 di vista o meno del 60% di campo visivo rientra tra gli ipovedenti.
Ipovedente significato per legge: la classificazione della Legge 138/2001
La Legge 3 aprile 2001, n. 138 classifica le minorazioni visive con due criteri alternativi: il residuo visivo (i decimi, in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore, anche con correzione) oppure il residuo perimetrico binoculare, cioè la percentuale di campo visivo che rimane guardando con entrambi gli occhi.
- Ciechi totali: totale mancanza della vista; oppure mera percezione di ombra e luce o del moto della mano; oppure campo visivo residuo inferiore al 3%.
- Ciechi parziali: visus non superiore a 1/20, oppure campo visivo residuo inferiore al 10%.
- Ipovedenti gravi: visus non superiore a 1/10, oppure campo visivo residuo inferiore al 30%.
- Ipovedenti medio-gravi: visus non superiore a 2/10, oppure campo visivo residuo inferiore al 50%.
- Ipovedenti lievi: visus non superiore a 3/10, oppure campo visivo residuo inferiore al 60%.
In sintesi, l’ipovedente significato per la legge è preciso: si guarda la vista che resta dopo la correzione, non il difetto di partenza.
La legge stessa precisa che si tratta di una classificazione tecnico-scientifica, che non modifica da sola la normativa sulle prestazioni economiche e sociali. Per l’invalidità civile e i benefici collegati il riferimento è la commissione medica dell’ASL e dell’INPS; per orientarsi può aiutare un patronato.
Campo visivo in percentuale: perché conta quanto i decimi
Nell’ipovedente significato previsto dalla legge il campo visivo pesa quanto i decimi. Il residuo perimetrico binoculare si misura con la perimetria computerizzata.
È il criterio che spesso riguarda chi ha la retinite pigmentosa: si può leggere bene al centro, anche con 7/10, e avere un campo visivo così ristretto da rientrare tra i ciechi parziali. Lo racconta bene l’articolo quanto vede chi ha la retinite pigmentosa.
Ipovisione: definizione e caratteristiche
Per capire l’ipovedente significato in senso medico bisogna partire dall’ipovisione. Molte persone con una disabilità visiva non sono totalmente cieche: hanno ciò che viene definito ipovisione. Potresti aver sentito i termini “vista parziale” o “cecità parziale” usati per descriverla, ma oggi sono poco usati.
Ecco una definizione di ipovisione, correlata all’acuità visiva: l’ipovisione è una condizione di acutezza visiva molto limitata che ha notevoli conseguenze sulla vita quotidiana. Può essere causata da vari fattori, congeniti o acquisiti.
Di solito comporta un’acuità visiva pari o inferiore a 0,3 (cioè 3/10) o una forte riduzione del campo visivo. L’ipovisione può essere caratterizzata da perdita di acuità visiva o di campo visivo, perdita di sensibilità al contrasto, anomalie nella visione dei colori e in quella notturna, nonché maggiore sensibilità alla luce.
Acuità visiva e ipovisione
L’acuità visiva misura quanto si vede, ossia con quale livello di definizione dell’immagine. Si tratta della capacità che ha il nostro apparato visivo di distinguere due punti vicini come separati: quanto più si percepiscono distinti, maggiore sarà l’acuità visiva.
Complicando un po’ le cose possiamo dire che l’acuità visiva è la misurazione dell’angolo minimo sotto cui devono essere visti due punti separati. L’angolo minimo preso in considerazione è un primo, ossia un sessantesimo di grado: permette di far corrispondere le immagini a due recettori retinici non contigui e, quindi, di osservare due immagini distinte.
L’acuità visiva considerata normale è di 10/10 (Monoyer), 20/20 (Snellen), 1.0 (decimale) o 0.0 (logMAR). Questo valore si ottiene quando l’angolo minimo che si apprezza almeno da tre metri è, appunto, un primo. Però l’acuità visiva può essere superiore, fino a 16/10 e oltre.
È importante sottolineare che l’acuità visiva non esprime né il difetto visivo né la sua entità: possiamo avere un visus corretto di 10/10 anche con un difetto di vista. La misurazione dell’acuità deve essere effettuata sia “naturale”, cioè senza lenti, sia con correzione. Si distingue, quindi, un visus naturale e uno corretto.
Ad esempio, chi ha 7/10 (con una correzione di 5 diottrie di miopia) riesce, portando gli occhiali, a leggere a 7 metri quello che una persona senza difetti di vista (emmetrope) legge a 10 metri. Per capire come veda un miope basta usare una macchina fotografica e metterla fuori fuoco.
Vista 1/10, 3/10, 11/10: come si leggono i decimi
In modo semplificato, chi ha 1/10 distingue a un metro i dettagli che una persona con 10/10 distingue a dieci metri. 10/10 è il valore considerato normale, ma si può superare: 11/10 o 12/10 indicano una vista più acuta della media.
I decimi però non dicono tutto: due persone con lo stesso visus possono avere campi visivi e sensibilità alla luce molto diversi.

BCVA occhio: cosa significa
BCVA sta per Best Corrected Visual Acuity, la migliore acuità visiva corretta: è quanto vede un occhio con la lente più adatta. È il valore che conta nella classificazione della Legge 138, e quindi anche nell’ipovedente significato giuridico, perché descrive la vista che resta dopo la correzione.
Trovando la lente giusta si arriva sempre a 10/10? Non sempre. Quello che si deve ricercare è la lente del giusto potere, per far sì che i raggi luminosi cadano a fuoco sulla retina: si ottiene così la BCVA, cioè la massima acuità visiva corretta che l’occhio può esprimere.
Questa dipende da molti fattori: grado di trasparenza dei mezzi diottrici (cornea, cristallino, corpo vitreo), aberrazioni ottiche dei mezzi stessi, funzione foveale (corretto funzionamento della zona centrale della retina), integrità delle vie ottiche e corretto sviluppo della funzione della corteccia cerebrale deputata alla visione, soprattutto a livello occipitale.
Una definizione funzionale di ipovisione
Non tutti i professionisti della vista sono d’accordo con una descrizione esclusivamente numerica dell’ipovisione. Ecco un’altra definizione, più funzionale:
L’ipovisione è una perdita di vista non correggibile che interferisce con le attività quotidiane. È meglio definita in termini di funzione, piuttosto che di risultati [numerici] del test. (Massof e Lidoff)
In altre parole, l’ipovisione è “una visione insufficiente per fare ciò che devi fare”, e può variare da persona a persona. Molti oculisti preferiscono usare il termine “ipovisione” per descrivere la visione permanentemente ridotta che non può essere corretta con occhiali, lenti a contatto, farmaci o chirurgia.
Ciechi civili: chi sono secondo l’INPS
Secondo la descrizione dell’INPS, sono considerati ciechi civili le persone che, a seguito di visita medica presso la competente Commissione Sanitaria, siano riconosciute con cecità totale o con un residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi, per causa congenita o acquisita non dipendente da guerra, infortunio sul lavoro o servizio.
L’accertamento dei requisiti sanitari è di competenza delle ASL. Dal 1° gennaio 2010 le commissioni ASL sono integrate da un medico dell’INPS come componente effettivo.
Possono essere costituite commissioni mediche specializzate nei capoluoghi di provincia per l’accertamento delle minorazioni visive, che richiedono la visita da parte di medici specialisti.
I ciechi civili si distinguono in:
- ciechi assoluti, con residuo visivo pari a zero in entrambi gli occhi anche con eventuale correzione;
- ciechi parziali, con residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione (ciechi ventesimisti);
- ciechi decimisti, con residuo visivo compreso tra un decimo e un ventesimo in entrambi gli occhi. Questa categoria è stata abolita con la L. 66/1962, che ha mantenuto la relativa indennità soltanto per i ciechi decimisti che già la ricevevano.
Le provvidenze economiche decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda di accertamento sanitario. Requisiti e importi cambiano nel tempo: verificali sempre sul sito dell’INPS o con un patronato.
Come vede un ipovedente
Al di là dell’ipovedente significato sulla carta, non esiste un solo modo di vedere poco. C’è chi vede sfocato al centro, chi vede nitido ma come attraverso un tubo, chi fatica soprattutto con la penombra o con il passaggio dal sole all’ombra.
Nei nostri cammini inclusivi lo vediamo ogni volta: nello stesso gruppo c’è chi usa il bastone bianco e chi no, chi ha bisogno di un forte contrasto di colore per vedere un gradino e chi si orienta bene finché c’è luce.
Per questo è sempre meglio chiedere alla persona di cosa ha bisogno, invece di dare per scontato che “non veda nulla” o che “ci veda abbastanza”. Lo spiega bene Nadia Luppi in Noi ipovedenti, i ciechi che ci vedono.
Ausili ottici ed elettronici per l’ipovisione
I dispositivi di ingrandimento ottici, non ottici ed elettronici possono aiutare a svolgere molte attività quotidiane, tra cui:
- gestire i propri farmaci;
- leggere, scrivere e dedicarsi agli hobby manuali;
- preparare i pasti;
- gestire documenti e finanze.
La scelta dell’ausilio va fatta con l’oculista o con un centro di ipovisione. Per strumenti e consigli pratici leggi anche le nostre risorse per ipovedenti.
Domande frequenti
Ipovedente significato: è lo stesso di cieco?
No. Ipovedente indica chi conserva una parte della vista, anche se ridotta; cieco, per la Legge 138, è chi non vede affatto (cieco totale) oppure ha un residuo visivo minimo, fino a 1/20 o meno del 10% di campo visivo (cieco parziale). Molti ciechi parziali usano comunque il proprio residuo visivo ogni giorno.
Cosa significa low vision?
Low vision è il termine inglese per ipovisione: una vista ridotta in modo permanente, che occhiali, lenti o chirurgia non correggono del tutto. In inglese l’ipovedente significato si rende con “person with low vision”.
Si dice cecità o ciecità?
Si dice cecità. “Ciechi” è il plurale di cieco, ma il sostantivo resta cecità.
Cosa si intende per cecità legale?
In Italia si parla di cecità ai sensi della Legge 138/2001: ciechi totali (anche con percezione di luce, ombra o del moto della mano) e ciechi parziali (fino a 1/20 di visus o meno del 10% di campo visivo). Nei paesi anglosassoni l’espressione legal blindness segue soglie diverse.
Chi è considerato ipovedente grave?
Chi ha un visus non superiore a 1/10 nell’occhio migliore con correzione, oppure un campo visivo residuo inferiore al 30%.
La perdita della vista in un solo occhio rientra nella Legge 138?
Le categorie della legge guardano a entrambi gli occhi o all’occhio migliore. La perdita della vista in un solo occhio viene valutata con altri criteri: conviene chiedere al medico legale o a un patronato.
Speriamo che questa guida ti abbia chiarito l’ipovedente significato, sia nella legge sia nella vita di tutti i giorni. Se hai appena ricevuto una diagnosi e vuoi parlarne con qualcuno, chiama il Telefono Giallo di NoisyVision: è un servizio di ascolto per persone con disabilità visive e uditive.