Gli Occhi del Cuore. Un racconto dalla Via degli Dei X

Cercavo un cammino di gruppo da fare, quando nel catalogo di Appenninoslow trovo
qualcosa che non mi aspettavo: un cammino per ipovedenti e non vedenti insieme a
un’associazione che si chiama NoisyVision. E da lì, la mia mente ha iniziato a farsi
mille domande, la maggior parte senza risposta, o che forse sarebbe inopportuno
fare ad alta voce.
Come si spiega il colore del cielo a chi è nato cieco? Come si descrive l’azzurro del
mare, il verde chiaro delle foglie che stanno crescendo, il rosso di un papavero? La
risposta, onestamente, è che non lo so.
Come è possibile camminare su un percorso frastagliato tra rocce e spuntoni, dove
ho difficoltà io a capire dove mettere il piede, che ci vedo, senza il rischio di rompersi
una caviglia? La risposta l’ho trovata dopo: se non vedi il problema, il problema non
esiste.
Ma la domanda più grande era un’altra: perché fare un cammino se non vedi la
bellezza della natura? Cosa ti ripaga dello sforzo? E poi, capovolta: io cosa mi perdo?
Cosa do per scontato, i suoni, gli odori, le vibrazioni?
Ho tenuto per me la domanda sulle gaffe “ci vediamo”, “occhio”, “guarda dove metti i
piedi” perché alcune domande è meglio lasciarle in testa e scoprire le risposte
camminando.
Alla fine ogni cammino inizia con una domanda e finisce con risposte totalmente
diverse. Il cammino è democratico, dipende solo da te, si è tutti uguali, non ci sono
distinzioni, si parte insieme e si arriva insieme, tutti fanno gli stessi chilometri, non
ci sono scorciatoie o vantaggi. Ma il vero atto rivoluzionario per questa epoca
moderna è fidarsi di qualcuno, qualcuno di sconosciuto, cosa per me impensabile. La
vera cosa che ho imparato da questa esperienza è che spesso l’unico limite sei tu, ma
loro per superare i propri limiti hanno bisogno di un regalo: di te.
Bologna – Sasso Marconi
Manolo
Con Manolo è stata la mia prima “guida” su un tratto di sterrato e ho fatto i miei
primi errori. Ho capito che è meglio fare degli scalini naturali che una discesa,
perché la discesa dà più un senso di vuoto, mentre lo scalino è più gestibile; ma
capito il problema la prima volta, poi si sceglie il lato migliore del sentiero. Manolo è
una persona distinta, molto tranquilla, che ha vissuto tutto il cammino con
tranquillità e felicità, sentendosi libero in quello che faceva, con la serenità di chi sta
facendo qualcosa di normale, quasi di ovvio. E alla fine era così: era una passeggiata
tra amici sconosciuti, fatta con gli occhi del cuore.
Clara
Clara non si è mai fatta limitare da nulla, racconta le sue cose sempre con il sorriso.
Ha studiato le lingue, ne conosce quattro e grazie a questo ha viaggiato e vissuto in
varie parti d’Europa, il Belgio e l’Olanda su tutte, e mi raccontava quali sono le
differenze tra le nazioni su come muoversi in città o sui mezzi, su come ci sono
determinate accortezze che in alcune nazioni vengono date per scontate, quasi
ovvie, e in altre le stesse attenzioni sono considerate un fastidio. Questioni culturali,
immagino. Clara è una ragazza minuta, leggerissima, e a volte sembra fluttuare sui
sentieri, e ha vissuto questa esperienza con una libertà, una felicità e una curiosità
che non si possono descrivere a parole.
Francesco (Ciccio)
Francesco ha perso la vista da qualche anno. Prima faceva il camionista. Non si è
fatto limitare da nulla. Lui preferisce il bastone gli altri, in base al percorso, per la
maggior parte si attaccano allo zaino, si mettono sottobraccio o con una mano sulla
spalla. Lui no. Gli dici cosa ha davanti e lo supera da solo. Ovviamente questa è una
caratteristica della sua mentalità, della sua storia, di come vive la vita: non vuole
essere aiutato a superare l’ostacolo, ma al massimo consigliato su come superarlo.
Francesco è stato un compagno di viaggio e di stanza e senza volerlo mi ha insegnato
molto, non sul cammino ma su come si affrontano i problemi, su come, quando la
vita ti toglie qualcosa, sta a te decidere se quel problema è un muro invalicabile o un
muro aggirabile, e se quel qualcosa che ti viene tolto ti può regalare esperienze
nuove che magari non avresti fatto se non ci fosse stato. Francesco è un esempio
silenzioso di come i problemi si affrontano e si superano. Forse non sta facendo tutto
questo solo per lui, ma anche per dare il miglior esempio a suo figlio.
Sasso Marconi – Monzuno
Pompea
Pompea è un vulcano. Non a caso ha i capelli rossi.
È schietta, sincera, va dritta al punto senza troppi giri di parole. In questo mondo di
facciata è un pregio incredibile.
Pompea forse non era al massimo della forma, ma questo cammino è stato un po’
una piccola metafora della sua vita: fermarsi, riprendere fiato, ripartire —
nonostante i dolori.
Pompea cerca di far capire a chi vede che hanno un potenziale che non esprimono,
che potrebbero fare molto di più con quello che hanno, che si affidano troppo alla
vista e si perdono tante altre cose. Perché la vista spesso inganna e fa sottovalutare
quello che si ha davanti.
Pompea è un vulcano di idee. E non vuole essere lei a includersi nel mondo dei
vedenti è lei che vuole includere i vedenti nel suo.
Angelo
Con Angelo forse sono la persona con cui ho fatto meno strada. Ha sempre prediletto
la compagnia femminile, e non me ne faccio un torto.
Da quel poco che ho colto spero di non aver capito male Angelo è un matematico,
insegna all’università e si ripete le lezioni infinite volte finché i conti tornano sempre
uguali.
Angelo al polso porta un vecchio orologio che non funziona. Non ho avuto modo di
chiedergli il significato, e forse anche avendone avuto la possibilità mi sarei
vergognato a farlo. So che c’è una storia, però. Forse una di un tempo che c’era e non
c’è più un tempo che si è fermato da qualche parte.
Antonino
Probabilmente se ti chiami Antonino devi essere una persona imponente
fisicamente. E Antonino non delude le aspettative.
Antonino non vede e non sente il problema dell’udito è mitigato dagli apparecchi.
Ma cosa succede se in un dato momento non funzionano? Improvvisamente sei al
buio e nel silenzio, dopo mesi passati a prepararti a quel viaggio. Non credo sia
umanamente immaginabile cosa si provi in quel momento. Dopo i primi chilometri,
saliti a San Luca, uno dei due apparecchi si è fermato. Marco, la nostra guida, con
tutta l’esperienza e la calma del mondo ha calmato le acque. La sera il problema si è
risolto.
Antonino vorrebbe aiutare di più la sua famiglia, vorrebbe qualche responsabilità in
più. Fare questi cammini serve a dimostrare a se stesso e agli altri che potrebbe fare
di più non solo per sé, ma per gli altri.
Ma quello che vorrebbe fare, forse, è cantare. Antonino non ha bisogno di basi
musicali: lui è già musica e parole, con la sua voce.
La sera che abbiamo condiviso, l’ho accompagnato in stanza e gli ho detto che se
avesse avuto bisogno ero nella stanza accanto. Forse non si è accorto che la parete
era sottile. Per una mezz’ora ho avuto la fortuna di avere un suo concerto privato.
Non mi sarei mai permesso di interrompere anche se per un concerto simile avrei
dovuto pagare il biglietto.
Se nel momento in cui credi di essere solo la prima cosa che fai è cantare, forse è
perché quello è ciò che ti rende davvero felice.
Monzuno – Madonna dei Fornelli
Marco
Marco è sempre stato il faro un po’ per tutti, un punto di riferimento, e con più di
venti persone con diverse esigenze e problemi, gestire il tutto, oltre a non essere
facile, credo che sia stato anche molto stressante. Ho la netta sensazione che forse
l’idea iniziale di come gestire e guidare il gruppo sia cambiata strada facendo.
Si vedeva che preferisce camminare in maniera più meditativa, più introspettiva, ma
forse non era il contesto migliore questa volta per indirizzare il cammino in quel
senso, la pazienza e le parole sono stati i suoi pilastri in questo cammino “la
comunicazione è importante” mi ha ripreso quando non stavo descrivendo quello
che era ma stavo mettendo un giudizio in quello che dicevo e sicuramente aveva
ragione a riprendermi in quel frangente. Le sue parole ci hanno accompagnato,
accolto e ripreso quando necessario è stata la nostra guida in tutte le sfaccettature
della parola.
Marta
Marta è stata chiamata per documentare il cammino ormai se non documenti quello
che fai è come non farlo, ma era una festa ed è stato giusto così. Devo dire che mi ha
sorpreso molto come ha gestito con delicatezza la cosa. Forse a volte non sembrava
neanche del tutto presente, non so dov’era; si vedeva che aveva bisogno di isolarsi,
non so se per pensare a come fare la comunicazione, il lavoro per cui era lì, o forse
aveva qualche pensiero che pesava più degli altri nello zaino e a volte prendeva il
sopravvento sul resto, o forse semplicemente non era abituata a fare un cammino
con tutte quelle persone e la cosa l’ha un po’ destabilizzata. Sicuramente, insieme a
Marco e Dario, è quella che rispetto al gruppo aveva qualche pensiero in più: noi
eravamo lì per camminare e aiutare, nulla di più, quindi magari non ha vissuto in
maniera del tutto spensierata questo cammino, o almeno questa è stata la mia
impressione. Ma il sorriso non le è mai mancato, né lo spirito di condivisione e
sacrificio, né la voglia di raccontare questa marea gialla.
Dario
Dario dieci anni fa aveva un sogno: far fare un cammino a persone non vedenti e non
udenti. Sembra un’idea complicata da mettere in piedi. Ci vuole qualcuno che
accompagni queste persone, qualcuno esperto di cammino, preparato e disposto a
vivere un’esperienza simile.
Dieci anni fa Dario è partito solo, o quasi. Strada facendo ha costruito un gruppo di
amici che lo ha aiutato e sostenuto, ha costruito una famiglia su quella strada e anno
dopo anno quella famiglia è cresciuta, perché una cosa simile da soli ha vita breve.
Strada facendo ha trovato anche una compagna, e dalla loro unione è nata una
bambina, Luna.
Io con Dario non ho parlato molto: quello che vi dico sono semplici sensazioni. Ma si
vede come un’idea in dieci anni abbia cambiato tante vite, a partire dalla sua. Si
vedeva che aveva tante cose da gestire, dalla famiglia al cammino, e voleva che tutto
fosse perfetto, cosa quasi impossibile. Forse, a parte la fine, non si è goduto molto il
viaggio.
Un viaggio fatto di tante X, che non rappresentano un dieci, ma un incrocio di vite, di
destini, di un gruppo di amici che ha creato e sviluppato la possibilità di far vivere
giorni indimenticabili a chi ne vuole fare parte. Di creare un’opportunità che prima
non c’era, dove tutti partono alla pari, dove ci si dà una mano l’uno con l’altro, come
in ogni cammino.
Conclusione
Fare un cammino di questo tipo è un regalo che fate a voi stessi. Ma voi stessi siete
un regalo, perché senza questo mix di persone questo cammino non si potrebbe fare,
ci sono tante altre storie da raccontare, in questo cammino, tante altre persone, ma
quello che non vi posso raccontare è un cammino pieno di sorrisi, il sorriso è stato il
vero motore di tutto.

Scritto da Alfredo

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